Di Maio, vincolo di mandato e sanzione

Di Maio chiede al PD il vincolo di mandato e vuole sanzionare di € 100.000 chi lascia i 5S per andare in opposizione.

Certo, per molti è ricatto, per tutti è violazione dell’art. 67 della Costituzione: Di Maio dimostra ogni giorno di usare la Carta per non far traballare il tavolo, in compagnia dell’e-levato non-giurista camaleConte (cit. Giordano), che tace.

Non capisco sinceramente tutto questo casino, a meno che non si sia letto il nuovo “codice etico” dei 5S, marzo 2018.

Non ho mai amato i 5S per la loro genesi, appoggiato da Sassoon, per esempio. Meglio, il “movimento”, non le persone. E’ inevitabile che per poter procedere, abbiano scelto persone senza arte nè parte: facilmente comprabili, miracolati a cui non sarà parso vero di poter portarsi a casa tutti quei denari senza grandi competenze e gavetta.

Ma se si criticano i 5S per la loro evidente ignoranza, non si può certo dimostrare di essere lo stesso.

L’art. 3 del codice etico dice espressamente che i PARLAMENTARI eletti con il movimento DEVONO VOTARE LA FIDUCIA “ogni volta ciò si renda necessario, ai governi presieduti da un presidente del consiglio dei ministri espressione del MoVimento 5 Stelle”.

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“Giuseppi”: inserire la tutela dell’ambiente in Costituzione. Ma non è un giurista?

Dunque, Giuseppe “Giuseppi” Conte, in pieno delirio di onnipotenza, blatera a NY che sarà suo impegno inserire in Costituzione la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile (link articolo Corriere)

Il grandissimo GIURISTA evidentemente non ha ben chiaro che:
1) la Costituzione, che detta i principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico a cui poi fa riferimento il Parlamento nella sua azione legislativa ordinaria, ha già delineato la questione negli art. 9, 32 e 44, sia pur in anni in cui il problema non era avvertito così tanto
2) in Costituzione la tutela dell’ambiente è stata prevista lato sensu: il dibattito costituente è stato caratterizzato da una miriade di risentimenti ideologico – politici.
Pertanto, per precisa scelta, i Padri Costituenti hanno optato per dare linee generali e lasciare la questione all’ordinamento giuridico a venire, in concomitanza con l’evolversi futuro della situazione ( la nostra Costituzione è nata del dopoguerra, i Padri Costituenti hanno dimostrato una lungimiranza impressionante)
3) In particolare, relativamente all’art. 9 (principio fondamentale e quindi non può essere sottoposto a revisione), la Consulta (Corte Cost., sentenza n. 4 del 1985) ha introdotto definitivamente la nozione estensiva di “paesaggio” come “forma del Paese”. 
In questo senso, secondo l’illustre costituzionalista Predieri (A. Predieri, Significato della norma costituzionale sulla tutela del paesaggio, in Studi per il XX anniversario dell’Assemblea Costituente, Firenze, 1969, Vol. II, p. 387.), per “paesaggio” si deve intendere «la forma del paese, creata dall’azione cosciente e sistematica della comunità umana che vi è insediata, in modo intensivo o estensivo, nella città o nella campagna, che agisce sul suolo, che produce segni nella sua cultura».
Con questa nozione di paesaggio si ricomprendono pertanto da un lato «ogni preesistenza naturale, l’intero territorio, la flora e la fauna»dall’altro «ogni intervento umano che operi nel divenire del paesaggio qualunque possa essere l’area in cui viene svolto» (A. Predieri, Paesaggio, in Enc. Giur., cit. p. 152)
E’ in questo contesto dottrinario che la nozione di paesaggio esprime una sorta di “volontà giuridica” ad aggregare nel suo significato non solo latamente la disciplina urbanistica, ma anche la nozione giuridica di ambiente.
La Consulta ha sottolineato questo, quindi il concetto è GIA’ presente in Costituzione

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Facebook non fa più per me, ti saluto Zuckerberg

Facebook: agli esordi simbolo di libertà, è diventato pura censura

 

Non ricordo neppure più quanto tempo fa mi sono iscritta a Facebook.
Per certo, sono passati più di dieci anni.

All’inizio era tutto molto bello e divertente: Facebook era utilissimo per ritrovare amiche ed amici che avevi perso di vista. Si ritornava adolescenti.

Forse sono l’unica a ricordare le prime app, i giochi. C’era la “guerra di bande” molto prima di Farmville.

Arrivavano inviti in quantità industriali, ogni volta che aprivi la tua home ne trovavi una decina. Roba da stalker. Avessi almeno capito di che si trattasse!

Con il tempo, ho scoperto la gioia di interagire e di confrontarsi: scrivevo già da tempo, tanto, ma un blog è completamente diverso.

Reattività. La parola magica.

Spazio per esprimersi, possibilità immediata di trovare persone con cui “parlare”, civilmente. Poco importa se concordano con le tue idee, anzi, molto meglio che siano contrarie.

Decisi così di aprire una “pagina pubblica”: era il 2012.

Per un semplicissimo motivo: tengo alla mia privacy ma soprattutto a quella della mia famiglia.

Era diventato fondamentale tutelare il più possibile la loro “esposizione”, la creazione di una pagina permetteva di tenere separato l’aspetto privato da quello pubblico. Chiunque poteva entrare in contatto con me, senza chiedere amicizia.

Nata con la volontà di aiutare a difendersi dagli attacchi delle banche, tramite la mia esperienaza personale. Volevo fosse chiaro il messaggio: abbiamo subito dei sopprusi, impariamo a tutelarci nel rispetto della legge.

Incrementata esponenzialmente per una sofferta partecipazione tv da Gianluigi Paragone e per l’inizio di una diretta streaming settimanale (“sbanchiamo”) sul canale dell’adorato ed insostituibile Salvo Mandarà.

Mi sono accorta con il tempo di tre aspetti.

Il primo era che le mie pubblicazioni, che condividevo tramite Facebook, diventavano un assist per le banche, perchè capivano cosa significa uscire dagli stereotipi e riuscire a contrastare il loro immenso potere. 

Il secondo, la mia improvvisa popolarità, che non ho amato più di tanto, ha consentito l’emergere di veri e propri sciacalli i quali, mostrandosi dietro la maschera dell’ “aiutiamo”, in realtà avevano un semplice scopo: speculiamo.

No, grazie.

Anni fa alcuni “personaggi”, hanno cercato di sfruttare il mio lato emotivo estremamente provato con l’obiettivo di fare soldi sulle spalle di chi condivideva con me un’esperienza devastante.

Ho peccato di grande ingenuità, ma soprattutto di estrema educazione e rispetto.

Avrei dovuto denunciare pubblicamente chi erano questi “soggetti” (che tuttora cavalcano l’onda mostrandosi simil-salvatori-della-Patria, mentre in realtà cercano solo un ben remunerato posto al sole), ma ho preferito mantenere il riserbo e defilarmi immediatamente.

Il terzo, il più importante. Continua a leggere