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Ieri sera su La7 è andata in onda una puntata speciale di Piazza Pulita condotta da Corrado Formigli, che in esclusiva ha potuto intervistare Mario Monti.

Se avete avuto modo di vederla e magari commentarla con il popolo di Twitter, non vi sarà sfuggito come l’impressione fosse quella di qualcosa di assolutamente preparato che lasciava poco spazio all’improvvisazione o a domande incalzanti, tanto più che in alcuni momenti Monti per rispondere si è limitato a leggere appunti scritti ad hoc con i quali si è presentato in trasmissione.

Si sono toccati tanti argomenti, supportati da egregi filmati, ma Formigli non è stato in grado di dettare il passo ad un Monti che evidentemente credeva di essere in un’aula bocconiana a tener lezione, senza permettere a nessuno di alzare la mano ed interromperlo.

Si è parlato di Eurobond, Grecia, crisi, banche, tasse. Tutto all’acqua di rose, quasi scusandosi per ogni domanda che il conduttore osava fare al Premier, che con la grande oratoria che lo contraddistingue ha eluso i tasti dolenti e ha ribadito la lezioncina da impartire agli spettatori.

Ma c’è stato un momento, vien da pensare un fuoriprogramma, in cui Mario Monti è crollato.

Formigli presenta un servizio sugli operatori di call center: interviste a giovani spesso laureati che pur di lavorare e prendere 250 euro al mese passano dieci ore al giorno chiamando ignari cittadini nella speranza di propinargli qualche contratto o prodotto.

Al termine del servizio, Formigli fa una semplice domanda a Mario Monti: “ha un figlio di 20 anni, laureato, guadagna 5 euro l’ora in un call center, con questi tipi di contratti, che cosa gli direbbe? Vai via dall’Italia o come lo convincerebbe a restare?”

Questa la reazione, imbarazzante, di Monti, che non ha bisogno di ulteriori commenti:

Il silenzio di Monti

17 secondi  di silenzio. Un’eternità. Non sapeva cosa dire.

Giovani, la risposta è: qui non c’è più un futuro. Purtroppo.

Ha ragione chi dice che ormai esportiamo giovani preparati ed importiamo bassa manodopera.

Coraggio.

Quando è Equitalia ad evadere il fisco.

Ma non mi dire.

Equitalia, il braccio armato di Attilio Befera per la riscossione coatta del fisco, che applica sanzioni, aggi ed interessi che la portano ad essere un’usuraia legalizzata… bè, non paga le tasse.

Equitalia ha infatti aperto un contenzioso per due sedi che risultano non aver versato la tassa sui rifiuti.

In un caso si è trattato di un errore dovuto ad un cambio sede: Equitalia non ha comunicato lo spostamento e quindi la bolletta per la vecchia è arrivata ma nessuno ha provveduto a pagarla. In aggiunta, non avendo comunicato la variazione, Equitalia non si è vista recapitare neppure la bolletta per la nuova sede.

Nel secondo caso invece la questione è ancora più pesante: gli amministratori locali hanno più volte sollecitato l’emissione della cartella esattoriale per un debito complessivo di 200.000 euro non versati da parte di una delle controllate di Equitalia, “Equitalia Sud2, ma Equitalia non se l’è mai emessa.

Un minimo di indulgenza verso se stessi. Peccato che i cittadini non godano del medesimo trattamento.

Ma le tasse, NON DOVREBBERO PAGARLE TUTTI, EQUITALIA COMPRESA?

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